
Il 19 gennaio 2010 è stata inaugurata la nuova aerostazione dell’Aeroporto detto “dell’Urbe” che si trova all’interno della città di Roma, sulla via Salaria, a pochi chilometri dal centro della Capitale.
Ora, viene gestito dall’ENAC, l’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile che vi ha realizzato infrastrutture per 4 milioni di euro, costruendo una nuova via di rullaggio, i parcheggi aeromobili, la creazione di un eliporto, di una piazzola di sosta e di un edificio polifunzionale.
Quello che, come osserva il Dr. Alessio Quaranta, che ne è il Direttore Generale, nella sua introduzione della brochure realizzata da Air Planes (The Italian Aviation Magazine) per presentare il GATE XXI, una manifestazione aeronautica e spaziale che vi si è tenuta dal 21 al 24 gennaio 2010, “era negli anni trenta, l’aeroporto più bello del mondo, con la sua architettura modernista concepita per accogliere il continuo transito di personaggi della politica, del cinema e dello sport e che era un importante scalo intermedio per tutte le compagnie Europee che facevano rotta sull’Africa e il Medio Oriente” ora rinasce a nuova vita.
L’Aerostazione si presenta moderna, non grande, ma architettonicamente bella a vedersi. Poco più avanti la torre – FOTO 1 – che regola il traffico aereo, svetta moderna ed autorevole, per assicurare il futuro traffico aereo che, secondo il mio parere, darà un nuovo impulso alla “Voglia di volare” dei Romani e non, in piena sicurezza.
Fa piacere che, per l’Aviazione Generale, si sia finalmente fatto qualcosa.
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Le continue lamentele degli appassionati del volo da diporto e sportivo e degli addetti ai lavori, cadono, in Italia, da tempo nell’indifferenza generale. Se ne fanno carico alcune riviste del settore aeronautico come, il mensile “Volare” – dell’Editoriale Domus – fra le altre, sul quale, per anni, il vecchio direttore Francesco Giaculli ha dato voce (e continua a darla) senza, purtroppo, riscontri validi da parte delle Autorità.
Con la nuova aerostazione romana si comincia ad intravedere una luce. Forse quelle rimostranze cominciano a dare frutti.
L’Aviazione Generale in Italia, langue, mentre crescono in tutto il mondo quelli che la praticano, per l’atmosfera che viene loro creata nei rispettivi Paesi e le relative facilitazioni e finanziamenti offerti al settore.
Praticare il volo sportivo, nel nostro Paese, viene ancora considerato uno sport da nababbi. Detenere un aereo ultraleggero è considerato dal Fisco un possesso da ricchi e come tale tassato. Gli aeroporti secondari e le aviosuperfici, qualcosa di rumoroso, inquinante e fastidioso, mentre dalle nazioni industrializzate viene attribuita loro una importanza addirittura strategica, per le opportunità che offrono dal punto di vista industriale, della ricerca, del turismo, e dei posti di lavoro che generano.
Senza contare che, in Italia esistono (sarebbe più corretto dire: resistono) aziende di piccole e medie dimensioni, che costruiscono aeromobili, ultraleggeri, paracarrelli, ali per parapendio, motori, strumenti, eliche, paracaduti balistici, cuffie, radio e accessori aeronautici, che non hanno nulla da invidiare ai prodotti americani ed europei e che vengono molto apprezzati e venduti soprattutto all’estero perché, da noi, non viene data a questo importante settore, l’importanza che meriterebbe.
Se fosse valutato per le importanti implicazioni e opportunità, che questo ramo di attività offre, se si adeguasse presto tutta la legislazione italiana del settore, a quella europea e mondiale, riguardo tutti gli aspetti che presenta, se se ne rispettasse negli aeroporti l’applicazione e fossero contenuti i costi di passaggio e di permanenza per gli aeromobili da diporto e sportivi, se si facesse trovare, ovunque, il tipo di carburante necessario, tutta l’Aviazione Generale se ne avvantaggerebbe.
Se si facessero campagne mediatiche a carattere nazionale per invitare i giovani a volare, se si facilitasse l’acquisizione dei brevetti anche con borse di studio, se si desse più importanza agli Istituti Aeronautici per la loro azione propedeutica e di attrazione, se si consentisse alle aviosuperfici, che sorgono spontaneamente nel nostro territorio, di essere gestite da un uomo solo, senza creare eccessivi obblighi, permessi, formalismi ed altro, se si potessero intestare in Italia gli aeromobili, senza costringere talora i possessori ad andare a farlo all’estero per colpa dei costi e della burocrazia, se – la certificazione di un nuovo aeromobile – l’industria aeronautica la ottenesse con la speditezza che dovrebbe avere, tutto il comparto aeronautico se ne avvantaggerebbe in modo esponenziale.
Se si desse anche all’Aviazione Generale l’importanza che merita, si tornerebbe forse agli stessi livelli che aveva una volta l’Aeronautica Italiana, che non faceva distinzione tra aerei grandi, piccoli, sportivi e da trasporto; che era detentrice di numerosi primati mondiali di velocità e di altezza, quasi la prima al mondo. Che compiva raid aerei nei Paesi più lontani, che si poteva permettere nel 1933, trasvolate atlantiche in formazione di 25 idrovolanti per volta, quando l’attraversamento di quell’oceano era stata effettuato per la prima volta, in solitario, da Charles Linddbergh solo 6 anni prima!
Deteniamo il primato mondiale di velocità per idrovolanti con motore a pistoni, conquistato da Francesco Agello nel 1934 sul Garda, con un Macchi Castoldi 72 a 709,202 Km/l’ora! Ancora imbattuto dopo 76 anni!
L’industria aeronautica attuale potrebbe creare molti più posti di lavoro di quelli che attualmente occupa ed anche il turismo ne trarrebbe giovamento per i maggiori ingressi via aria, di appassionati che attualmente preferiscono la vicina Spagna, grazie alle migliori condizioni che offrono.
segue domani con la seconda parte :