La scrittura è soprattutto autocomunicativa, permette all’anima di venire alla luce, di darsi-forma, o nuova forma, di affermarsi, mostrarsi e valere; rappresenta un esercizio spirituale nella cura di sé.
È necessaria per l’attuazione del dubbio, della ricerca, dei processi di scelta e rischio; può essere una tecnica per mettere in crisi il reale e sdrammatizzarlo.
Attuare la scrittura è fare metacognizione, in quanto strumento di riflessività critica elemento costante del pensare umano.
Rorty (1989), mette al centro del processo di comunicazione sociale il dispositivo dell’ironia.
L’ironia, decostruendo e interpretando, progetta, secondo valori di uguaglianza, di solidarietà, di felicità. Sono valori connessi allo sperare, che l’ironia, producendo inquietudine, coltiva.
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L’ironia è una forma mentis, è disposizione psicologica, atteggiamento cognitivo, pone la mente di fronte alla cosa con un atteggiamento di distacco, di sguardo da lontano, di non-immedesimazione.
Queste disposizioni, a loro volta, procucono rovesciamento e sospensione e collocazione su un altro punto di vista che permette di riconsiderare l’insieme dato.
L’ironia è così stile di intelligenza che si intreccia col critico e con il comico, da un lato, e con le forme della metacognizione, dall’altro.
Ironia tra etica, psiche, mente, ma soprattutto come statuto linguistico affine al gioco e al riso, offre all’arte della conversazione anche lo strumento dell’autoautoironia.
L’ironia così inquieta si può insegnare, giochi linguistici, aforismi, non-sense, letture (Eco-Rodari).
Nel corso del XX secolo, il paradigma dell’ironia si espande, si sofistica, si legalizza, attraverso un fascio di interventi artistici e riflessivi, ora legandosi all’umorismo e al motto di spirito (Pirandello e Freud), ora al gioco del rovesciamento e del paradosso (Wilde) L’ironia come esercitazione di intelligenza, offre prospettive diverse, rovesciamento di posizioni, reciproco gioco di contromosse, è distacco e contenitore di formule diverse di comunicazione, ha bisogno di individui che la coltivino come arte di innovazione linguistico-percettiva attraverso prassi empatiche ludico-linguistiche, perché crea comunicazioni aperte e giocose.
L’ironia è un dispositivo che rinnova, che produce dissenso, che agisce sull’io nel suo modo di essere coscienza, è fuga in avanti; da Socrate permette la tensione dell’indagine e dei suoi feedback; l’ironista è leggero e sollecita nuovi percorsi di comunicazione.