Fare Acrobazie …….si può di Marco Biffani
“Quelle storie mi avevano talmente stregato, che colsi ogni occasione per volare. Lo feci più volte sull’FL3, sull’Ambrosini Gripho, sul Macchi Bazzocchi 308 (il celebre Macchino) e su alcuni altri modelli di aeroplani. Sempre ovviamente come passeggero.
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E possibilmente su aerei piccoli, perchè il volare sui grandi aerei di linea non mi ha mai entusiasmato, se non per lo spettacolo meraviglioso del sole che illumina le nuvole sottostanti. Difficilmente però provi su di essi la vera sensazione del volo. Questo è talmente lineare, continuo, perfetto, da risultare spesso noioso. Ti accorgi di volare solamente se siedi vicino al finestrino!
Scelsi l’Arma Aeronautica per la ferma militare, che allora era ancora obbligatoria, e feci di tutto per vincere il concorso per entrare all’Accademia Aeronautica di Pozzuoli (eravamo 5000 concorrenti per 300 posti). Pur di accumulare puntiprovai di tutto. Partecipai a corsi di lingua inglese, divenni cronometrista della F.I.C. tentai invano di prendere il brevetto di pilota. Volevo prendere il brevetto di paracadutista, ma la mia fidanzata ne era terrorizzata e mi intimò: “o me o il paracadute!” (Fortunatamente scelsi lei, che successivamente divenne mia moglie!). Diedi alcuni esami universitari (valevano 1 punto e mezzo ciascuno), e molto altro ancora.”
Nel saggio “Fare acrobazia…si può!!” Marco Biffani ricorda l’influenza che ebbero su di lui i racconti sullo zio pilota della seconda guerra mondiale, che gli faceva suo padre, che lo spinsero a volare su molti aerei e persino a fare le acrobazie più spinte, e di come lo zio abbia abbattuto – in un combattimento aereo – un asso della Raf (e sia stato a sua volta abbattuto da lui!)