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Volare ……..si può di M.Biffani

“Era tanto che volevo farlo.

Lanciarmi in caduta libera fino ai 1500 metri, dove si sarebbe aperto il paracadute (pardon, la vela) e godermi il panorama veleggiando lentamente.

Per chi, come me, ha volato spesso, per passione, sopratutto su piccoli aerei di aviazione generale, ulm tubi e tela, tre assi avanzati, e persino caccia dell’ultima guerra ed ha avuto la fortuna di provare l’acrobazia più spinta, ha avvertito quel tipico senso di galleggiamento nel cielo che ti da l’aeroplano.

Ma stando dentro piccole cabine, in posti affiancati di aerei leggeri o nel tandem di un potente caccia, si vede terra e cielo attraverso la trasparenza  del tettuccio, e non si ha la sensazione del contatto con l’aria.

Solo su un piccolo aereo di aviazione generale, di cui non ricordo il modello, ho percepito, molti anni fa, il forte impatto con l’aria. Sembrava che fossimo investiti da un vento di sabbia. Ricordo ancora che, poichè il tettuccio in plastica si apriva e chiudeva, insolitamente, controvento, temevo che si scoperchiasse di colpo!

Si avverte l’aria come un sostegno sicuro, un appiglio sul quale contare. Sofficissimo, cedevole, morbido, invisibile, quasi liquido, ma del tutto affidabile e sul quale poter eseguire anche figure acrobatiche.

Un appoggio denso, quasi tangibile, che rende più che sensibile l’aumento del peso del tuo corpo durante un looping (quello che una volta veniva chiamato “il giro della morte”)”.

Su “Volare…si può!!” l’autore, Marco Biffani, descrive con molti particolari, il suo lancio in tandem, col paracadute, in caduta libera da 4000 metri di altitudine e il veleggiare appeso al paracadute, godendosi il meraviglioso panorama della terra illuminata dal sole di un pomeriggio di agosto. E’ un vero invito al paracadutismo!

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il nuovo aereoporto dell’Urbe II partere

dalla prima parte …………………………………………………………….

FOTO 1

La stessa ricerca, che ha in Italia Enti, Industrie ed Organismi di eccellenza come il CIRA, l’ALENIA, l’ASI ed altri che, per la produzione e la sperimentazione – anche astronautica – dovrebbe guardare con minore sufficienza l’Aviazione Generale.

Per gli aerei piccoli e medi, solo all’Aviazione Business si riconosce una certa importanza in Italia. – FOTO 2

Per questo settore, si comincia a parlare di spostare i voli dell’aeroporto di Ciampino, sulla Via Appia, negli aeroporti di Viterbo, Latina e Frosinone, perché il loro incremento sta determinando, da tempo, eccessive lamentale di inquinamento anche acustico da parte degli abitanti della cittadina romana, stanchi della frequenza, anche notturna dei voli Senza contare che il trasferimento a Roma, da quelle città, richiederebbe almeno un’altra ora di viaggio via gomma o via ferro. Cosa che negli affari non è certo una facilitazione!

Spero vivamente che quanto è stato fatto per questo piccolo ma importante aeroporto di Roma sia un sintomo della maggiore importanza che viene attribuita all’Aviazione Generale, ma credo che, solamente con la stessa  azione legislativa, normativa, portuale e fiscale, offerta non molto tempo fa alla Nautica da diporto e sportiva – se ne possa venir fuori veramente bene.

Non ne conosco concretamente i dettami, ma i vantaggi ottenuti da quel settore, che languiva da anni, come fa attualmente l’Aviazione Generale, hanno determinato un vero boom produttivo, turistico e occupazionale.

Produciamo ora gli yacht più prestigiosi del mondo, che costano milioni di euro e che ci invidiano soprattutto in Oriente, dove il petrolio consente di accumulare sufficiente ricchezza per acquistarli!

Giovani e meno giovani ne hanno tratto notevole giovamento. Lo sport della vela si è ampiamente diffuso e gli appassionati si sono comperati almeno un “Laser”, se non un Vaurien, un catamarano, un gommone o una Vespa del mare. La considerazione, le facilitazioni ed i finanziamenti, anche in infrastrutture portuali, subiti dal settore nautico, si sono trasformati in benefici per il Paese.

Perché allora non ripetere questa azione? Perché non avvalersi di questa opportunità?

Perché non rivedere tutta la legislazione vigente?

Uno Yacht, anche piccolo, costa almeno dieci volte più di un ultraleggero! E consuma e inquina 10 volte tanto! Mantenere e gestire un “tubi e tela” o un tre assi avanzato, richiede molto, ma molto meno di uno yacht!

Non mi spiego quindi, come mai l’Aviazione Generale sia stata così a lungo trascurata, che non ottenga – in toto – quella considerazione e quella attenzione che merita, da parte del Governo, del Parlamento, delle Regioni, delle Province e dei Comuni, come ha avuto la Nautica.

Gli appassionati del volo da diporto e sportivo, in Italia sono tanti e molti altri ne sarebbero attratti se si respirasse la stessa aria nuova che c’è, da tempo, nel settore della nautica.

Ma qualcosa sembra che finalmente si muova.

Esperti del settore, come il Prof.Leonardo Di Paola, prevedono entro il 2020, un raddoppio dei transiti aerei e quindi delle capacità aeroportuali, dei fatturati delle aziende produttrici, riconoscendo un ruolo sempre più importante al volo VDS (Velivoli Ultraleggeri Avanzati) ai piloti, dei quali – se abilitati in fonia – l’Aeroporto dell’Urbe era aperto già dal 23 e 24 di gennaio.

Grazie al nuovo regolamento del volo VDS, promosso da UNICA (Unione Nazionale del Comparto dell’Aviazione Privata), recentemente approvato dal Consiglio dei Ministri, che entrerà in vigore nei primi mesi del 2010, gli ultraleggeri potranno accedere di diritto negli aeroporti minori.

Come una categoria a parte, dalle caratteristiche ed i regolamenti particolari, ma riconosciuti.

Speriamo che a questa prima apertura, che ha visto anche nella ristrutturazione dell’Aeroporto dell’Urbe e nella manifestazione GATE XXI dei concreti segnali, segua anche la approvazione ed applicazione delle altre due proposte di UNICA. Quella di ridimensionare e ridefinire gli spazi aerei, per adeguarli agli standard dei Paesi europei più evoluti, aggiornando le carte aeronautiche in vigore, per eliminare limiti e divieti di sorvolo che soffocano l’Aviazione Generale e quella di deregolamentare e semplificare le procedure attualmente in uso negli aeroporti minori.

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Pesca subacquea di una Piovra!

“Quando afferrai entrambe le fiocine e tentai di estrarre il polipo, di cui non conoscevo la grandezza, ma intuivo che fosse una bella preda, avvertii dal movimento convulso sulle due aste, che doveva essere un polipo fuori dell’ordinario e che non dovevo averlo ucciso, perché faceva molta resistenza.

Temendo che se avessi tentato di estrarlo si sarebbe potuto staccare da entrambe le aste, posai sul fondo anche il secondo fucile, riemersi e chiesi ad un altro amico il suo fucile.

Mi immersi per la terza volta, sparai un altro colpo e lasciando anche questo fucile sul fondo, riemersi e rimasi ad osservare dall’alto la sabbia scura che usciva a fiotti dalla tana dove si intuiva  il convulso agitarsi del polipo.

Quando la sabbia si diradò mi immersi, afferrai con una sola mano le tre aste metalliche e le tirai lentamente fuori. L’animale non fece resistenza e man mano che lo sfilavo dalla tana, mi accorsi di quanto fosse grosso. Era una vera  piovra!”

Nel saggio “Pescare…si può!!” l’autore descrive una fortunata caccia alla piovra, fra le tante da lui effettuate come pescatore dilettante, ma anche quella con una  attrezzatura insolita che non aveva mai osservato prima, né ha poi più avuto occasione di vedere, ma che presenta interessanti prospettive.

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Fare Acrobazie …….si può di Marco Biffani

Fare Acrobazie …….si può di Marco Biffani

“Quelle storie mi avevano talmente stregato, che colsi ogni occasione per volare. Lo feci più volte sull’FL3, sull’Ambrosini Gripho, sul Macchi Bazzocchi 308 (il celebre Macchino) e su alcuni altri modelli di  aeroplani. Sempre ovviamente come passeggero.

E possibilmente su aerei piccoli, perchè il volare sui grandi aerei di linea non mi ha mai entusiasmato, se non per lo spettacolo meraviglioso del sole che illumina le nuvole sottostanti. Difficilmente però provi su di essi la vera sensazione del volo. Questo è talmente lineare, continuo, perfetto, da risultare spesso noioso. Ti accorgi di volare solamente se siedi vicino al finestrino!

Scelsi l’Arma Aeronautica per la ferma militare, che allora era ancora obbligatoria, e feci di tutto per vincere il concorso per entrare all’Accademia Aeronautica di Pozzuoli (eravamo 5000 concorrenti per 300 posti). Pur di accumulare puntiprovai di tutto. Partecipai a corsi di lingua inglese, divenni cronometrista della F.I.C. tentai invano di prendere il brevetto di pilota. Volevo prendere il brevetto di paracadutista, ma la mia fidanzata ne era terrorizzata e  mi intimò: “o me o il paracadute!” (Fortunatamente scelsi lei, che successivamente divenne mia moglie!). Diedi alcuni esami universitari (valevano 1 punto e mezzo ciascuno), e molto altro ancora.”

Nel saggio “Fare acrobazia…si può!!” Marco Biffani ricorda l’influenza che ebbero su di lui i racconti sullo zio pilota della seconda guerra mondiale, che gli faceva suo padre, che lo spinsero a volare su molti aerei e persino a fare le acrobazie più spinte, e di come lo zio abbia  abbattuto – in un combattimento aereo – un asso della Raf (e sia stato a sua volta abbattuto da lui!)

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Il nuovo aereoporto dell’Urbe 1 parte

FOTO 2

Il 19 gennaio 2010 è stata inaugurata la nuova aerostazione dell’Aeroporto detto “dell’Urbe” che si trova all’interno della città di Roma, sulla via Salaria, a pochi chilometri dal centro della Capitale.

Ora, viene gestito dall’ENAC, l’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile che vi ha realizzato infrastrutture per 4 milioni di euro, costruendo una nuova via di rullaggio, i parcheggi aeromobili, la creazione di un eliporto, di una piazzola di sosta e di un edificio polifunzionale.

Quello che, come osserva il Dr. Alessio Quaranta, che ne è il Direttore Generale, nella sua introduzione della brochure realizzata da Air Planes (The Italian Aviation Magazine) per presentare il GATE XXI, una manifestazione aeronautica e spaziale che vi si è tenuta dal 21 al 24 gennaio 2010, “era negli anni trenta, l’aeroporto più bello del mondo, con la sua architettura modernista concepita per accogliere il continuo transito di personaggi della politica, del cinema e dello sport e che era un importante scalo intermedio per tutte le compagnie Europee che facevano rotta sull’Africa e il Medio Oriente” ora rinasce a nuova vita.

L’Aerostazione si presenta moderna, non grande, ma architettonicamente bella a vedersi. Poco più avanti la torre – FOTO 1 – che regola il traffico aereo, svetta moderna ed autorevole, per assicurare il futuro traffico aereo che, secondo il mio parere, darà un nuovo impulso alla “Voglia di volare” dei Romani e non, in piena sicurezza.

Fa piacere che, per l’Aviazione Generale, si sia finalmente fatto qualcosa.

Le continue lamentele degli appassionati del volo da diporto e sportivo e degli addetti ai lavori, cadono, in Italia, da tempo nell’indifferenza generale. Se ne fanno carico alcune riviste del settore aeronautico come, il mensile “Volare” – dell’Editoriale Domus – fra le altre, sul quale, per anni, il vecchio direttore Francesco Giaculli ha dato voce (e continua a darla) senza, purtroppo, riscontri validi da parte delle Autorità.

Con la nuova aerostazione romana si comincia ad intravedere una luce. Forse quelle rimostranze cominciano a dare frutti.

L’Aviazione Generale in Italia, langue, mentre crescono in tutto il mondo quelli che la praticano, per l’atmosfera che viene loro creata nei rispettivi Paesi e le relative facilitazioni e finanziamenti offerti al settore.

Praticare il volo sportivo, nel nostro Paese, viene ancora considerato uno sport da nababbi. Detenere un aereo ultraleggero è considerato dal Fisco un possesso da ricchi e come tale tassato. Gli aeroporti secondari e le aviosuperfici, qualcosa di rumoroso, inquinante e fastidioso, mentre dalle nazioni industrializzate viene attribuita loro una importanza addirittura strategica, per le opportunità che offrono dal punto di vista industriale, della ricerca, del turismo, e dei posti di lavoro che generano.

Senza contare che, in Italia esistono (sarebbe più corretto dire: resistono) aziende di piccole e medie dimensioni, che costruiscono aeromobili, ultraleggeri, paracarrelli, ali per parapendio, motori, strumenti, eliche, paracaduti balistici, cuffie, radio e accessori aeronautici, che non hanno nulla da invidiare ai prodotti americani ed europei e che vengono molto apprezzati e venduti soprattutto all’estero perché, da noi, non viene data a questo importante settore, l’importanza che meriterebbe.

Se fosse valutato per le importanti implicazioni e opportunità, che questo ramo di attività offre, se si adeguasse presto tutta la legislazione italiana del settore, a quella europea e mondiale, riguardo tutti gli aspetti che presenta, se se ne rispettasse negli aeroporti l’applicazione e fossero contenuti i costi di passaggio e di permanenza per gli aeromobili da diporto e sportivi, se si facesse trovare, ovunque, il tipo di carburante necessario, tutta l’Aviazione Generale se ne avvantaggerebbe.

Se si facessero campagne mediatiche a carattere nazionale per invitare i giovani a volare, se si facilitasse l’acquisizione dei brevetti anche con borse di studio, se si desse più importanza agli Istituti Aeronautici per la loro azione propedeutica e di attrazione, se si consentisse alle aviosuperfici, che sorgono spontaneamente nel nostro territorio, di essere gestite da un uomo solo, senza creare eccessivi obblighi, permessi, formalismi ed altro, se si potessero intestare in Italia gli aeromobili, senza costringere talora i possessori ad andare a farlo all’estero per colpa dei costi e della burocrazia, se – la certificazione di un nuovo aeromobile – l’industria aeronautica la ottenesse con la speditezza che dovrebbe avere, tutto il comparto aeronautico se ne avvantaggerebbe in modo esponenziale.

Se si desse anche all’Aviazione Generale l’importanza che merita, si tornerebbe forse agli stessi livelli che aveva una volta l’Aeronautica Italiana, che non faceva distinzione tra aerei grandi, piccoli, sportivi e da trasporto; che era detentrice di numerosi primati mondiali di velocità e di altezza, quasi la prima al mondo. Che compiva raid aerei nei Paesi più lontani, che si poteva permettere nel 1933, trasvolate atlantiche in formazione di 25 idrovolanti per volta, quando l’attraversamento di quell’oceano era stata effettuato per la prima volta, in solitario, da Charles Linddbergh solo 6 anni prima!

Deteniamo il primato mondiale di velocità per idrovolanti con motore a pistoni, conquistato da Francesco Agello nel 1934 sul Garda, con un Macchi Castoldi 72 a 709,202 Km/l’ora! Ancora imbattuto dopo 76 anni!

L’industria aeronautica attuale potrebbe creare molti più posti di lavoro di quelli che attualmente occupa ed anche il turismo ne trarrebbe giovamento per i maggiori ingressi via aria, di appassionati che attualmente preferiscono la vicina Spagna, grazie alle migliori condizioni che offrono.

segue domani con la seconda parte :

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